La Storia della Locanda

In passato villa privata del XV secolo


Originariamente gli edifici della Locanda dei Mai Intees erano un piccolo borgo medievale del Quattrocento che comprendeva la piazzetta, la posta, la farmacia ed un deposito di granaglie. Gli edifici vennero riuniti dall’allora farmacista del paese, avo degli attuali proprietari, trasformandoli in un’unica dimora di campagna. La signora Carlotta Pomati ed il figlio Paolo Crosta sono gli attuali proprietari, discendenti di quinta generazione, e l’hanno sapientemente convertita in un incantevole albergo a quattro stelle fornito di tutti i comfort.

La sala da pranzo spicca per gli originali affreschi del XV secolo, tornati alla luce con i lavori di restauro, ed il camino cinquecentesco.

Il fulcro del complesso è senz’altro il salotto nella veranda, con accoglienti divani e poltrone in tessuto a disegni cachemire nei caldi toni del rosso sapientemente illuminati dalle lampade a stelo, le pareti rosa, il pavimento in pietra, la stufa di ghisa a legna. Una scacchiera da backgammon è sempre aperta per invitare gli ospiti al gioco. Grandi vetrate si affacciano da una parte sul giardino ricco di piante e dall’altra sul cortile con il pozzo. Qui trova posto la piccola cappella di pietra con la madonnina regalata dal prevosto del paese ai bisnonni degli attuali proprietari, e d’estate viene effettuato il servizio ristorante.

Il giardino sul davanti regala il primo suggestivo colpo d’occhio, con gli alberi e le palme ad alto fusto illuminati in maniera fiabesca, il profumo di mandarini, cedri e limoni negli immensi vasi di terracotta, i cespugli di gardenie, le siepi di camelie bianche, l’edera, i ciclamini e gli altri fiori bianchi prediletti dalla padrona di casa. Il gatto di famiglia ama fare gli onori di casa e mischiarsi agli ospiti.

Il piccolo ed intimo bar tutto in legno è stato ricavato dal locale che una volta era la posta. La sala colazioni anticamente era la stalla dei cavalli, ed è molto suggestiva, con una parete in pietra o di intonaco rosa, il servizio di tazze della nonna bianco a disegni azzurri o rossi, la scelta di marmellate francesi o fatte in casa.

Nel salotto bon ton, con divani e poltrone ottocenteschi a fiori e i ritratti ovali dei bisnonni, spicca il pianoforte, usato spesso per serate musicali che hanno visto protagonisti Romano Mussolini, il complesso di Renato Sellani, i maestri della Scala di Milano.

La denominazione „Mai Intees“

Aperta in Azzate nell’antica Casa Borsa, era già sede, alla fine del secolo scorso, di un curioso circolo dalla medesima insegna, le cui ragioni vengono spiegate nel seguente Sonetto in dialetto milanese:

DIALETTO MILANESE (ORIGINARIO)

Di amis del temp passaa s’eren intés

de mett in pee ona bella societaa,

trovandes tra de lor, al fresch d’estaa

d’inverna al foeugh, almen ’na volta al més.


Eren gent istruii, lejal, cortés,

col gust del mangià ben, del stà settaaa

conversà polid e, se ven faa,

sonà quaj instrument in cinqu o sés.


Amis, ho ditt, anzi amisoni ma

ognun cont i sò idej, coi sò reson,

e finna in del sonà coi sò pretés,


de sort che in del sonà

no andaven mai d’accord. In conclusìon,

amis anch per la pell, ma mai intés.

LINGUA ITALIANA

Degli amici del tempo passato erano d’accordo

nel mettere in piedi una bella società,

per trovarsi tra di loro al fresco d’estate,

davanti al fuoco d’inverno, almeno una volta al mese.

Era gente istruita, leale, cortese,

che amava mangiare bene,

stare seduta a parlare pulito,

e suonare qualche strumento in cinque o sei.

Amici ho detto, anzi, amiconi, ma

ognuno con le sue idee, le sue ragioni

e anche con le sue pretese nel suonare,

tanto che proprio nel suonare

non andavano mai d’accordo. In conclusione,

amici per la pelle, ma „mai intesi“ (Mai Intees).

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